Clima, ambiente, sviluppo… ricerca scientifica senza condizionamenti

RASSEGNE TEMATICHE CLINTELITALIA

← Torna all'elenco rassegne

Dalle ultime "newsletter" di clintel.org

Tensione tra narrativa dominante del consenso climatico e voci critiche basate su dati e modelli alternativi — 19 schede.

L'incertezza delle nuvole nel Pacifico equatoriale: un confine critico nei modelli climatici

Il feedback delle nuvole rappresenta la più grande incertezza nella stima della sensibilità climatica di equilibrio (ECS). Lo studio di Hill, Finney e Zelinka (2025) si concentra sul Pacifico equatoriale, dove la dispersione tra i modelli CMIP6 è particolarmente marcata. Gli autori mostrano che, in risposta a un riscaldamento superficiale simile a El Niño, i modelli prevedono uno spostamento coerente verso il regime di ascesa, ma divergono sull'impatto radiativo a causa delle differenze nelle caratteristiche delle nuvole nei regimi di ascesa e subsidenza. Utilizzando la relazione osservata tra regime di circolazione ed effetto radiativo delle nuvole, il feedback medio regionale si riduce da 0,77 a 0,22 W m⁻² K⁻¹, senza però ridurre sostanzialmente la dispersione complessiva tra i modelli. Le vie per ridurre questa incertezza includono una migliore conoscenza del pattern di riscaldamento

Leggi la scheda →

Stile di vita britannico minacciato dal meteo – CCC

Il Climate Change Committee (CCC) britannico ha pubblicato il rapporto 'A Well-Adapted UK', avvertendo che lo stile di vita del paese è minacciato dall’aumento dei rischi meteorologici. Il documento propone un pacchetto di soluzioni per l’adattamento, ma non affronta direttamente il possibile collasso della circolazione atlantica (AMOC), un fattore chiave per il clima europeo. Secondo il CCC, ondate di calore, inondazioni e tempeste più intense potrebbero compromettere infrastrutture, agricoltura e salute pubblica. La notizia si inserisce nel dibattito sull’AMOC: un suo rallentamento o collasso potrebbe aggravare gli eventi estremi nel Regno Unito, rendendo le misure di adattamento ancora più urgenti. Tuttavia, il rapporto sembra ignorare q

Leggi la scheda →

Uragani 2026: la stagione delle bufale climatiche è già iniziata

La newsletter Climate Change Weekly #581, pubblicata da Heartland Institute e ripresa da Watts Up With That, analizza la stagione degli uragani 2026 smontando la retorica mainstream. Ogni anno si ripetono le stesse previsioni catastrofiste, ma i dati mostrano che non c'è alcun aumento nella frequenza o intensità degli uragani. Il vero confine è tra la narrativa del consenso e l'evidenza scientifica. Questo tema si lega al rischio di collasso della circolazione atlantica (AMOC) e alle sue implicazioni per il clima europeo, poiché entrambi i fenomeni vengono spesso distorti da una narrazione allarmistica che ignora i dati reali. La newsletter sottolinea come, nonostante le affermazioni dei media, non esista alcuna prova che il cambiamento cli

Leggi la scheda →

Il silenzio climatico dei Democratici: quando la strategia politica zittisce l’allarmismo

Un articolo di Politico, ripreso da Watts Up With That, rivela che i Democratici americani hanno drasticamente ridotto la retorica sul clima, temendo di perdere consensi. Mentre l’amministrazione Trump taglia fondi e personale alla ricerca climatica, l’opposizione tace. Per i critici del consenso climatico, questo silenzio è la prova che la narrazione catastrofista non regge più il confronto con i dati reali e le priorità economiche. Nel contesto del rischio di collasso della circolazione atlantica (AMOC), la notizia è rilevante: se anche i partiti tradizionalmente più sensibili al tema evitano di parlarne, significa che l’allarmismo non convince più nemmeno i suoi sostenitori. Il ‘climate hushing’ diventa così un indicatore politico del de

Leggi la scheda →

Validazione dei modelli CMIP6 basata su ECS e TCR: proiezioni termiche e valutazione del rischio per il XXI secolo

Il documento dell'Archivio CLINTELITALIA analizza la validazione dei modelli climatici CMIP6 basata sui parametri ECS (Equilibrium Climate Sensitivity) e TCR (Transient Climate Response). Si sottolinea che «climate change policy should disregard the projections from the “hot” models», poiché i valori di ECS superiori a 5 °C «already surpassed those of the CMIP5 GCMs». Viene evidenziato come «throughout the preceding 40 years, various climate models have consistently maintained an ECS range of 1.5 °C–4.5 °C». La ricerca mostra che il raddoppio della CO₂ preindustriale (da 280 a 560 ppm) produrrebbe un riscaldamento globale tra 1,8 e 5,7 °C, ma i modelli più caldi escono dalla finestra di incertezza storicamente consolidata. Il documento conclude che «climate scientists are uncertain of how strong the climate» risposta effettiva, suggerendo cautela nell'uso delle proiezioni estreme per le politiche climatiche.

Leggi la scheda →

Fallimento dei modelli climatici: la sensibilità climatica è sovrastimata del 40% secondo lo studio Michaels & Knappenberger (AGU 2014)

Il poster presentato da Patrick J. Michaels e Paul C. Knappenberger al meeting autunnale dell’American Geophysical Union (AGU) del 2014, conservato nell’Archivio CLINTELITALIA, costituisce una delle verifiche quantitative più nette del divario tra proiezioni modellistiche e osservazioni reali. Gli autori confrontano 108 run del modello CMIP5 (quelli usati dall’IPCC AR5) con le serie osservate di temperatura superficiale globale dal 1950 in poi. Il risultato è inequivocabile: «la stima centrale della sensibilità climatica di equilibrio è ~2°C, mentre la media dei modelli è ~3,2°C, ovvero una sensibilità climatica di equilibrio inferiore di circa il 40% rispetto alla media dei modelli». Di conseguenza, «le proiezioni del futuro cambiamento climatico fornite sia dall’IPCC sia dal NCA sono, per default, circa il 40% troppo grandi (troppo rapide) e gli impatti associati (e descritti) sono grossolane sovrastime». Il test quantitativo mostra che per periodi di tendenza che si avvicinano ai 40 anni, «la tendenza osservata si trova al di fuori (al di sotto) dell’intervallo che include il 95% di tutte le simulazioni dei modelli climatici». La conclusione è drastica: «su scala globale, questa suite di modelli climatici ha fallito». Gli autori raccomandano che «a meno che/ fino a quando la collezione di modelli climatici non possa dimostrare di catturare accuratamente le caratteristiche os

Leggi la scheda →

Siate ragionevoli sul cambiamento climatico

L’articolo di R. Clutz smonta i tre pilastri su cui poggia la narrazione mainstream del clima: la scienza della CO₂ non provata, gli studi sugli impatti finanziati ad hoc e le soluzioni politiche dannose. Un invito a un dibattito basato su dati e ragionevolezza, che nel contesto del rischio di collasso dell’AMOC invita a non confondere scenari ipotetici con certezze scientifiche.

Leggi la scheda →

Nuovi modelli climatici: ancora più sbagliati – l’ECS come variabile fantasma

Il documento «New climate models – even more wrong» dell’Archivio CLINTELITALIA smonta la pretesa di affidabilità dei modelli climatici attuali. La sensibilità climatica (ECS) utilizzata varia «between 0.39 and 8.1», un intervallo talmente ampio da rendere qualsiasi proiezione arbitraria. «If or when the IPCC would show the status of climate research […] it would be clear that nothing is known on climate sensitivity». Di conseguenza, «all results could be computed by the models: from “nothing will be happen by rising CO2” to “extremely catastrophic climate change in the future”». L’autore definisce la situazione «absurd» e conclude che «the scientists can’t say whether CO2 has an influence on climate nor when there is an influence, whether he is small, medium or big». La conclusione è lapidaria: «Whatever the models are doing: garbage in – garbage out, because the basis is totally unusable, the ECS».

Leggi la scheda →