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RASSEGNE TEMATICHE CLINTELITALIA

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Dalle ultime "newsletter" di clintel.org

Tensione tra narrativa dominante del consenso climatico e voci critiche basate su dati e modelli alternativi — 19 schede.

Pannelli solari che esplodono: un incidente o un sintomo?

L'esplosione di pannelli solari in una casa nel Northamptonshire, che ha squarciato il tetto mentre la famiglia fuggiva, riaccende il dibattito tra la narrazione mainstream di un'energia pulita e infallibile e le voci critiche che segnalano rischi tecnologici e costi nascosti, spesso minimizzati. L'incidente, documentato dal Sun, non è un caso isolato: episodi simili si sono verificati in Germania e Australia, sollevando interrogativi sulla sicurezza dei sistemi fotovoltaici domestici. Mentre la transizione energetica punta a un futuro senza fossili, eventi come questo mostrano che le tecnologie verdi non sono esenti da pericoli concreti, dal rischio d'incendio allo smaltimento dei pannelli danneggiati. La domanda sorge spontanea: stiamo co

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Investimenti rinnovabili in Australia crollano ai minimi da dieci anni

Secondo un’analisi del CFACT, nel 2025 gli investimenti in energia rinnovabile in Australia sono crollati al livello più basso degli ultimi dieci anni. Il dato contraddice la narrazione mainstream di una transizione energetica inarrestabile e solleva interrogativi sulla sostenibilità economica delle politiche green. La notizia è particolarmente rilevante nel contesto del rischio di collasso della circolazione atlantica (AMOC): se da un lato l’Europa guarda con preoccupazione ai possibili sconvolgimenti climatici, dall’altro il disimpegno degli investitori australiani mostra che la transizione energetica non è affatto scontata. Il calo potrebbe riflettere incertezze normative, costi crescenti o una minore redditività attesa, segnali che meri

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Robot umanoidi in prima linea: la guerra in Ucraina cambia volto

L'articolo di NoGeoingegneria.com segnala un fenomeno poco discusso: l'impiego crescente di robot umanoidi in Ucraina. Mentre droni e macchine terrestri automatizzate avanzano sul fronte, la narrazione pubblica si concentra altrove. Questa scheda esplora il confine tra innovazione bellica e distrazione mediatica dal consenso climatico dominante. La guerra tecnologica assorbe risorse e attenzione, mentre il rischio di collasso della circolazione atlantica (AMOC) e le sue implicazioni per il clima europeo restano sullo sfondo. La notizia invita a riflettere su come le priorità geopolitiche possano oscurare emergenze climatiche strutturali.

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Sergio Pinna: un archivio critico oltre il consenso climatico

Il sito personale di Sergio Pinna, geografo e climatologo critico, raccoglie articoli, dati e modelli alternativi che sfidano la narrativa dominante sul clima, con particolare attenzione al rischio di collasso della circolazione atlantica (AMOC). Pinna analizza evidenze paleoclimatiche e serie storiche per sostenere che le variazioni dell'AMOC siano parte di cicli naturali di lungo periodo, non necessariamente legati all'attività antropica. In un dibattito spesso polarizzato, l'archivio aiuta a distinguere tra fatti solidi e ipotesi allarmistiche, offrendo una risorsa preziosa per chi cerca un punto di vista fuori dal coro. Il sito invita a una lettura più sfumata delle proiezioni catastrofiche, contribuendo a un confronto scientifico più e

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CLINTEL

L’ondata di calore del 1947 che il Met Office preferisce dimenticare

Paul Homewood ricorda l’ondata di calore del maggio 1947 nel Regno Unito, con temperature superiori ai 30 °C, oggi sistematicamente ignorata dal Met Office. L’articolo mostra come eventi passati simili a quelli attuali vengano rimossi dal dibattito pubblico per sostenere la tesi dell’eccezionalità climatica. Se oggi si sente dire che certe temperature sono «senza precedenti» e possibili solo a causa del cambiamento climatico, il caso del 1947 smentisce questa narrazione. La rimozione selettiva dei dati storici solleva interrogativi sulla trasparenza delle istituzioni meteorologiche e sulla reale unicità degli eventi estremi contemporanei. Nel contesto del rischio di collasso della circolazione atlantica (AMOC), la memoria climatica diventa

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Sensibilità climatica dimezzata: la chimica dell’atmosfera riduce l’ECS a 3,4 K, lontano dagli scenari peggiori

Una ricerca pubblicata su Geophysical Research Letters (Sentman et al., 2025) dimostra che l’Equilibrium Climate Sensitivity (ECS) – il riscaldamento globale atteso per un raddoppio della CO₂ preindustriale – può essere significativamente inferiore alle stime più allarmanti quando si includono feedback chimici realistici. Utilizzando il modello GFDL-ESM4.1, che integra cinque rappresentazioni della chimica atmosferica (sale marino, polvere, composti organici, ozono stratosferico interattivo e mascheramento dei ghiacci marini), gli autori ottengono un ECS di 3,4 ± 0,1 K, contro i 4,1 ± 0,1 K del modello puramente fisico GFDL-CM4.0. La differenza di 0,7 K è attribuita per 0,4-0,6 K all’effetto combinato dei cinque driver, con il contributo maggiore (0,1-0,3 K) proveniente dall’ozono stratosferico interattivo, che riduce l’amplificazione polare. Questi risultati ridimensionano le proiezioni

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I modelli IPCC hanno sopravvalutato il riscaldamento fino a tre volte troppo

Un esame dettagliato di John Christy, illustre climatologo dell'Università dell'Alabama a Huntsville, «fornisce una valutazione netta della validità (o non validità) dei modelli utilizzati a sostegno dell'apocalisse immaginata». La sua testimonianza del febbraio 2016 alla Commissione per la scienza, lo spazio e la tecnologia della Camera ha mostrato che «i modelli IPCC hanno sopravvalutato il riscaldamento fino a tre volte troppo». Questo dato, proveniente dall'Archivio CLINTELITALIA, suggerisce che le proiezioni catastrofiche sul collasso della circolazione atlantica (AMOC) potrebbero essere basate su modelli eccessivamente sensibili alla CO₂, mentre le osservazioni reali indicano un riscaldamento molto più modesto.

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Rifiutato il riscaldamento da CO₂ su basi energetiche e geochimiche

L'articolo di Tom Segalstad, ripreso da rclutz.com, mette in discussione il ruolo centrale della CO₂ nel riscaldamento globale, analizzando le incongruenze tra il ciclo del carbonio naturale e le assunzioni dei modelli IPCC. Segalstad evidenzia come la capacità termica dell'atmosfera e i vincoli geochimici del carbonio rendano improbabile un effetto serra significativo da parte della CO₂ antropica. La critica si inserisce nel dibattito sul rischio di collasso della circolazione atlantica (AMOC): se la CO₂ non è il motore principale del riscaldamento, le proiezioni di un rapido scioglimento della calotta groenlandese e di un conseguente rallentamento dell'AMOC potrebbero essere sovrastimate. Questo approccio alternativo invita a riconsiderar

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